Una tappa che va oltre la cartolina.
L'Arco dei Gavi è uno dei monumenti romani più affascinanti ed enigmatici di Verona, un raro esempio di arco onorario a destinazione privata giunto fino a noi. Fu innalzato intorno alla metà del I secolo d.C. per volere della ricca famiglia Gavia, che volle celebrare il proprio prestigio lungo l'antica via Postumia, appena fuori dalle mura della città romana. A firmarne il progetto fu l'architetto Lucio Vitruvio Cerdone, il cui nome è ancora leggibile in un'iscrizione scolpita sul monumento: una delle pochissime testimonianze dirette di un architetto romano che firma la propria opera. Costruito interamente in blocchi di candida pietra calcarea veronese con la raffinata tecnica dell'opera quadrata isodoma, l'arco si presenta come un elegante tetrapilo a pianta rettangolare, alto quasi 13 metri, con quattro colonne corinzie su ciascuno dei due fronti principali e nicchie che un tempo ospitavano statue della famiglia committente. Durante il Rinascimento l'arco divenne fonte di ispirazione per artisti e architetti del calibro di Andrea Palladio, Andrea Mantegna e Giovanni Bellini. La storia del monumento non è stata priva di traversie: nel 1805 il Genio Militare napoleonico lo smontò completamente perché ostacolava il passaggio dei carri d'artiglieria lungo l'attuale Corso Cavour. I blocchi furono conservati per oltre un secolo, finché nel 1932 l'arco fu ricomposto per anastilosi nella suggestiva piazzetta accanto a Castelvecchio, dove si trova tuttora, a pochi passi dal fiume Adige e dal Ponte Scaligero. Oggi l'Arco dei Gavi accoglie i visitatori come un ideale portale d'ingresso al centro storico, ponte silenzioso tra il passato romano e la Verona scaligera che lo circonda
