Una tappa che va oltre la cartolina.
Porta Borsari è la più imponente e meglio conservata delle porte urbiche della Verona romana, un monumento che per quasi duemila anni ha accolto viaggiatori e mercanti lungo la storica via Postumia. Le sue origini risalgono alla seconda metà del I secolo a.C., quando la città, appena romanizzata dopo la conquista della Gallia Transpadana, si dotò di una nuova cinta muraria; nel corso del I secolo d.C. la porta fu poi monumentalizzata con l'elegante facciata in pietra bianca della Valpantena che possiamo ammirare oggi. In origine era conosciuta come Porta Iovia, dal vicino tempio dedicato a Giove Lustrale, e rappresentava il principale punto d'ingresso al decumano massimo della città. La facciata superstite, alta e larga circa 13 metri, si articola su più livelli: al piano terra due grandi fornici ad arco incorniciati da semicolonne corinzie, ai piani superiori una raffinata sequenza di finestre decorate da timpani ed edicole. Un'iscrizione ancora visibile ricorda il rafforzamento delle mura voluto dall'imperatore Gallieno nel 265 d.C., testimonianza dell'importanza strategica del sito anche in epoca tardoantica. Il nome attuale, "Borsari", ha origini medievali e deriva dai bursarii, i funzionari che qui riscuotevano i dazi doganali sulle merci in transito. Studiata con ammirazione da Andrea Palladio, la porta fu oggetto di importanti restauri tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento. Oggi Porta Borsari domina l'omonimo Corso Porta Borsari, una delle vie dello shopping più eleganti di Verona, che conduce dritti al cuore pulsante della città, Piazza Erbe: un varco vivo tra la storia antica e la vita quotidiana veronese.
