Una parada que va más allá de la postal.
Porta Leoni custodisce uno dei documenti più preziosi per la storia di Verona: un'iscrizione, ancora leggibile sul pilastro centrale, considerata l'atto fondativo della città romana, poiché riporta i nomi dei quattuorviri che ne promossero la costruzione. Eretta nella seconda metà del I secolo a.C., contemporaneamente alla prima cinta muraria cittadina, la porta collegava il cardine massimo urbano con il vicus Veronensium, lungo il percorso che sarebbe poi diventato la via Claudia Augusta in direzione di Hostilia. La struttura originaria, a pianta quadrata di quasi 17 metri di lato con corte centrale, era realizzata quasi interamente in laterizio e presentava due grandi fornici, due imponenti torri poligonali a sedici lati e gallerie ai piani superiori: un impianto difensivo di notevole complessità per l'epoca. In età imperiale la porta fu impreziosita con facciate in pietra bianca della Valpantena, arricchite da semicolonne corinzie e frontoni scolpiti. Di questo grande complesso oggi sopravvive solo metà del fronte interno, inglobato in un edificio duecentesco affacciato su via Leoni, riconoscibile per il fornice superstite incorniciato da un'edicola con semicolonne doriche. Ai piedi della porta, uno scavo protetto permette di osservare dall'alto i resti della soglia e delle strutture originarie, sprofondate rispetto all'attuale livello stradale a causa dei continui rialzamenti urbani. Il nome con cui la conosciamo oggi risale al Cinquecento, quando un monumento funerario romano sormontato da due leoni si ergeva ancora nei pressi della porta. A pochi passi da Piazza Erbe e dalla Casa di Giulietta, Porta Leoni regala ai visitatori un tuffo diretto nella Verona più antica, nel cuore pulsante della città moderna.
